Musica e motori,
un "Vasto" riscontro
nella penisola e nel mondo

 

Dalla metà degli anni Cinquanta viene ad assumere un ruolo di primaria importanza la musica, elemento modificatore che innesca cambiamenti nella moda, nei comportamenti e negli atteggiamenti situandosi nell’ambito dei punti vitali della quotidianità giovanile. È proprio in questo periodo che tale elemento viene a costituire <<un collante aggregativo che rende reale e concreto il sogno di una trasformazione epocale>>, (L. Spaziante, Forever young: Il rock dal 1954 al 1978, significato ed espressione di una nuova musica, in P. Sorcinelli (a cura di), Gli anni del rock, cit., p. 167) diventa sempre più quell’arte che accomuna, che rende magici i momenti dell’amicizia, l’affettuosità della coppia e diventa protagonista in tutte quelle situazioni in cui il tempo libero è in sintonia con la giovinezza.
Il 1960 e il 1970 sono anni che vedono in Italia la nascita di numerosissimi gruppi musicali locali, ispirati indubbiamente a quei miti che nel tempo hanno fatto storia, come i Beatles  e Rolling Stones. La storia del primo gruppo musicale ebbe inizio a Liverpool in Inghilterra verso la fine degli anni Cinquanta come gruppo della musica leggera, mentre i Rolling Stones  agli inizi degli anni Sessanta s’impongono, si potrebbe dire, come alternativa trasgressiva dei Beatles. L’imitazione dei grandi del periodo ha senza dubbio un ruolo primario, ma l’unione  in complessi musicali, nasce anche dalla volontà di esprimere il desiderio di condividere una nuova passione con i propri coetanei  attraverso un nuovo canale musicale: il rock.
Agli inizi degli anni Settanta si palesa lo stereotipo di gruppo musicale che in quel decennio e nel decennio precedente rispecchia il germogliare di un fenomeno che si espande a goccia d’olio. 

In Italia, nel biennio 1965-1966, si formano circa 5000 complessi beat, […] quelli che ebbero una certa continuità di lavoro furono circa 1000. […] Erano migliaia i giovani affascinati dalla musica beat, “circa trecento complessi” nel 1967, decine e decine che stavano sorgendo, formati soprattutto da giovani lavoratori i quali, dopo otto ore di lavoro, si chiudevano a suonare per altre tre-quattro ore negli scantinati o in piccoli retrobottega. (Ivi, pp. 117-118). 

Da alcune immagini fotografiche si nota come il nome del gruppo viene utilizzato per mettere in atto l’estro dei ragazzi nell’aspetto scenografico, i quali si servono per esempio di cinque cubi sui cui riportano l’iniziale del proprio nome che nell’insieme formano il nome del gruppo: ALTAR. Sembra quasi che il loro motto sia “ognuno vale per sé e nell’insieme doniamo la nostra arte”. Punto evidente è il protagonista-cantante centrale che cura ogni particolare della propria persona: dal look alla camicia aderente, ai pantaloni scampanati e allo stivaletto fino alla chitarra per ottenere un insieme perfetto.
In altri casi il medesimo gruppo musicale cambia l’aspetto scenografico. Si osserva come l’importanza del complesso non sia esclusivamente intrinseca alla musica, ma venga dato rilievo anche all’aspetto di contorno in base al contesto in cui viene esplicata la propria arte. Se il nome del gruppo in una serata si forma nell’assemblare le lettere iniziali dei nomi dei cantanti utilizzando come elemento di originalità il cubo, successivamente, da un lato, su un pannello disegnato e colorato e, dall’altro, con lettere a caratteri cubitali poste sullo strumento ritmico a percussioni.
La musica in questo periodo nasce e si sviluppa come esigenza e come espressione della personalità individuale di ogni singolo giovane musicista per sboccare collettivamente in una moda, in comportamenti e atteggiamenti accomunanti.
A Vasto, una cittadina di 40.000 abitanti, il “Festival dei complessi musicali” nasce come iniziativa giovanile sulla scia, a livello nazionale, della comparsa dei primi festival musicali che ottengono un enorme successo. Negli anni Sessanta nella cittadina si erano esibiti in concerto molti grandi della musica italiana come i Nomadi, I Dik Dik, i Nuovi Angeli, Peppino di Capri, Mal, Guardiano del Faro ed era verso  

la  seconda metà degli anni ’60 tutto un pullulare di iniziative giovanili. D’inverno la vita si svolgeva a Vasto città. C’erano tutte le feste dei vari settori allietate dalla presenza dei gruppi musicali locali. Le feste si svolgevano all’arcinoto “Lavinia 21” dove si ballava dentro le botti, al “Miramare”, al “Jolly Hotel”, all’ “Aragona”, al “Bellavista”. D’estate poi ci si trasferiva al mare e lì c’era il dancing “Da Mimì” sotto la rotonda, la “Ciucculella”, “La Pinetina”, e poi “La Luccioletta”. (B. Fiore, Dal benessere agli anni ribelli, cit., p. 48).

Nel 1968 il Festival dei complessi musicali veniva così descritto dalla cronaca vastese:  

Alla “Ciucculella” di Marina di Vasto si è svolto il secondo trofeo denominato “Complesso dell’estate 1968” riservato a complessi musicali dilettantistici della zona […]. Si sono esibiti otto complessi, ognuno dei quali ha cercato di imporsi per l’originalità delle interpretazioni e per il lancio di canzoni inedite. Al primo posto “I 5 di Stasera” di Vasto ai quali è andata la coppa dell’Azienda di Soggiorno, al secondo posto “I Nobili”, al terzo si è classificato l’originale complesso “The Stiffelius Five + 1” di Larino […]. ( Ivi,  p. 49). 

In questa cronaca riassuntiva, opera dello scrittore Beniamino Fiore, cittadino vastese, viene sottolineata la vitale importanza sociale dei ragazzi nelle organizzazioni giovanili, e quindi il loro ruolo di primo ordine nell’ambito del tempo libero.

In effetti c’è sempre stata attenzione per la musica di consumo nella riviera di Vasto. Di quel periodo lontano, ad esempio, qualcuno dalla memoria lunga sostiene che, per la composizione di Una rotonda sul mare, Fred Buongusto si sia puntualmente ispirato all’architettura di viale Dalmazia […]. Ora mentre dalle piste dei dancings della Marina le stars stagionali dell’effimero firmamento canzonettistico intonano le hits del momento, una piccola folla di complessi senza gloria accompagna questi cantanti di <<successo>> sempre alla ricerca di orchestrine in grado di garantire comunque una loro esibizione. Pronte ad ogni esperienza, le formazioni nostrane si esercitano in ogni dove. (L. Murolo, Cominciammo a suonar le chitarre. Complessi musicali a Vasto negli anni Sessanta, Cannarsa, Vasto 1992, p. 7).

Vengono attribuiti vari nomi ai complessi musicali: I Nobili (1968), Gli Squali (1968), I Divi (1969), I Sound Accademy (1968), i già citati I 5 di Stasera (1969), il gruppo Spa (1973), B.T. 74 (1969/1970), I Cinque Gamma (1967/1969), The Collins (1961), The Dandies (1966), I Falchi (1964), I Detenuti (1966/1967), Gada (1967), Heartbeat (1962), Jolly Quintett (1957), I Modesti (1963), The New Gems (1965/1967), I Nuovi Principi (1967), The Plaining Boys (1963), I Rikki Tikki (1969/1970), I ragma (1967/1971), SMI (1971/1973), The Spyders (1963), I Totem (1963/1965), Il vento dell’est (1970), Le ombre vive (1969).
Parlando del complesso musicale I 5 Di Stasera Luigi Murolo sottolinea che: 

La base è costituita da ballabili classici e recenti, ma i veri modelli sono i gruppi inglesi e americani (i Beatles della maturità, di Revolver e di Abbey Road), i Bee Gees, i Rock’in Berries […], non mancano i gruppi nostrani (Equipe 84, Dik Dik, Camaleonti, Nomadi, ecc.). Eseguono anche molti pezzi in proprio […]. ( Ivi, p. 16).

Gruppi musicali uniti dalla voglia di divertirsi e di esprimere la propria passione per l’arte musicale. Il nome del gruppo nasceva il più delle volte, come normalmente succede, quale conseguenza al modo di fare e di pensare, rispecchiando un originale e nuovo modo di vivere.
Avere un rapporto “stretto” con il cantante veniva riscattato col partecipare a un suo concerto ed amalgamarsi con i fan coetanei. Tale partecipazione viene riscontrata anche dalla voglia di cimentarsi a suonare la batteria alla fine del concerto facendosi fotografare per avere un orgoglioso ricordo da mostrare ai propri coetanei.
Musica fa rima con tempo libero, e nel periodo estivo quest’ultimo trova il suo miglior scenario nella spensieratezza e nella confusione delle spiagge dove, in compagnia della chitarra e degli amici oltre a sfoggiare i propri costumi si canta e si suona sotto il sole e sotto la luna e, nel periodo di ferragosto, di fianco all’intramontabile tradizione del falò, che oggigiorno non smette di riproporsi nelle notti calde estive. Sono attimi in cui si sta insieme davanti al fuoco, sotto le stelle, per aspettare la mezzanotte, andare a fare il bagno e vedere i tradizionali fuochi di fine estate.
Un ruolo da solista non viene certo rifiutato al cospetto di amici e di familiari che richiedono magari il pezzo di maggior successo del giovane cantante, dove allegria, passione e l’immancabile look distintivo si amalgamano in una esibizione serale per una festa casereccia. Stando ai diversi modi di apparire delle varie bands Luigi Murolo sostiene:

che il look delle bands locali è fortemente diversificato. Dalle classiche divise di lamé si passa con grande facilità all’estremismo della tenuta da ergastolani con cui Gli Evasi si presentano al proprio pubblico. E pur di mostrarsi con l’uniforme sempre appariscente, non si rinunzia talvolta di riciclare paludamenti dismessi appartenuti a gruppi già affermati. (Ivi, p. 8).

Si può dire che la musica sia stato l’elemento veicolante che, infiltrandosi anche nei più piccoli borghi ha provocato, nel periodo degli anni Sessanta e Settanta, un connubio tra giovani, società, abbigliamento e comportamenti che, iniziatosi a formare dal decennio Cinquanta, ha trovato il suo campo migliore, entro il quale esplicarsi, nel periodo esaminato in questa ricerca.

                                  Mille ragioni per morire,
                                   Una sola per vivere.
                                Quella che mi fa sperare
                            Che ti potrò tra poco carezzare.
                     Te, averti ancora in fondo agli occhi miei.
                             Te l’unica ragione per restare.


 
Ivi, p. 43, Una ragione per morire (ritornello) di Gianni Oliva, chitarrista del complesso: I Cinque di Stasera.

Automobili, vespe e lambrette insieme ai blue-jeans, alla musica e a una nuova scelta comportamentale, sono gli elementi che caratterizzano il giovane che “abita” nel periodo Sessanta-Settanta.
È il momento in cui il motore e la velocità esaltano la vita quotidiana di ragazzi e ragazze donando dinamicità a quelle strade recentemente costruite, frutto di una nuova urbanizzazione indispensabile per un’era considerata moderna.
La cittadina vastese, così come ogni città e paese della penisola, riempie le strade di automobili, motorini e lambrette guidate da adulti e giovani, ma sono soprattutto quest’ultimi i fautori della motorizzazione come evento scenografico stradale.
Se nei primi dieci anni successivi alla guerra, il binomio giovani-motori, non ancora diventa, a livello sociale, argomento di polemica, sia perché non si era ancora innescato un comportamento rivoluzionario-esistenziale e sia, per motivi di carattere economico, che nel periodo della ricostruzione affliggeva la gran parte delle famiglie, dalla seconda metà degli anni Cinquanta, il mondo giovanile, si evidenzierà in quanto “gruppo” sociale di discussione e controversie, sia nel pubblico che nel privato; inizierà a farsi promotore del consumismo grazie al benessere economico che si viene ad avere alla fine degli anni Cinquanta per poi manifestarsi, in tutte le sue sfumature, nel periodo immediatamente successivo.
Mentre alla fine degli anni Cinquanta e agli inizi degli anni Sessanta, motorizzazione fa rima con teppismo, dalla metà di quest’ultimo decennio sembra essersi ammorbidito tale fenomeno a favore di un consumismo come piacere individuale e come incontro sociale.
Un palese rapporto si riscontra tra il sentimento dell’amicizia e la motorizzazione, in quanto la macchina e il motorino diventano oggetto di incontro, l’elemento che esprime il desiderio di condividere con gli amici la velocità del proprio mezzo, sicuramente tanto atteso e amato e, nel contempo, la voglia di utilizzarlo usufruendo di ogni possibile optional. I giovani assemblano il loro look particolareggiato alla Seicento che, assieme alla Cinquecento, è un grande simbolo del periodo.
Determinati atteggiamenti e comportamenti come il sedere sulla cappotta della macchina per rollare una sigaretta o forse uno spinello, fa comprendere l’importanza del mezzo nell’essere inserito nel contesto quotidiano del giovane.
Dalle immagini fotografiche si ricavano tutti quei simboli che caratterizzano tale periodo, dal look dei ragazzi con capelli lunghi e occhiali versione Beatles e Rolling Stones, alla giacca in pelle rossa aderente, camicia aderente e pantaloni a tubo, senza ovviamente tralasciare il simbolo della dinamicità stradale del tempo e volendo fantasticare si potrebbe quasi udire qualche pezzo rock che fuoriesce dagli altoparlanti.
Negli anni Cinquanta il boom di macchine e motocicli immessi sul mercato lo riscontriamo soprattutto nelle grandi città settentrionali, dove il ritmo frenetico invade e attira molte volte i giovani, negli anni Sessanta e Settanta conquista globalmente il nostro paese, dove lo sfrecciare di Cinquecento e Seicento si avverte anche nei piccoli paesi del centro sud come Monteodorisio (Ch).
Anche il tema della motorizzazione così come i temi dei precedenti capitoli vede nel tempo libero quel momento in cui le caratteristiche “sessantottine” rilevate, come il piacere individuale, l’importanza dell’amicizia, la nuova coppia, l’arte della musica e in ultimo ma non meno importante la motorizzazione, sfociano nell’assumere determinati look, abiti, atteggiamenti e comportamenti caratterizzanti.
Precedentemente si è parlato del piacere individuale, piacere inteso come amore verso se stessi, un amore che scaturisce, come si è già affermato, dalla volontà di dare valore a tutto ciò che si possiede, dalla bellezza esteriore alla capacità di manifestare determinati atteggiamenti, per rendere unica la fotografia che immortalerà il giovane. Vediamo che questo piacere personale, come desiderio individuale, viene perfezionato dall’affiancare al complesso della persona, come stereotipo del tempo, il proprio mezzo di trasporto, macchina o motorino che sia, diventa un ulteriore simbolo di tendenza di quegli anni.
Questa comunione tra giovane e macchina è evidente in un’inedita e originale immagine fotografica del 1970 che rispecchia la volontà del giovane di valorizzare non solo la propria figura ma soprattutto quella della intramontabile Cinquecento. Cinquecento insolitamente parcheggiata  sulla spiaggia, dove lo sfondo scenografico del mare fa da contorno suggestivo.
Il mare, protagonista del tempo libero, è l’elemento che riscontriamo in ogni argomento che abbiamo affrontato nell’ambito della storia sociale degli anni in questione.
La macchina non è più quell’elemento che ha come unico scopo il trasporto e la velocità, ma diventa un complemento del look giovanile, un “bijou” da mostrare; è in questo periodo che il giovane rende esplicita la propria soddisfazione nel possedere determinati beni materiali, che riflettono il contatto con la società, soprattutto verso il mondo giovanile.
I nuovi mezzi di trasporto donano inoltre un senso di indipendenza ai giovani vastesi e a coloro che abitano nei paesi limitrofi. I giovani che abitano a Vasto utilizzano il mezzo per raggiungere il luogo in cui si incontra il gruppo di amici, oppure per andare il sabato pomeriggio in piazza per mangiare un gelato o bere un drink. La maggiore utilità la si riscontra nel raggiungere in cinque minuti i locali serali e le discoteche della marina come la “Ciucculella” e la “Sirenella”, e per i temerari raggiungere magari città più grandi abbastanza distanti. Quasi indispensabile diventa la macchina, lo scooter o la lambretta, così come la musica, per quei giovani che abitano nei paesi vicino a Vasto, o nelle zone di campagna che nel fine settimana amano divertirsi nei locali più in voga della zona.
Ovviamente differenze nell’acquisto dei mezzi di trasporto sono riscontrabili tra i giovani lavoratori e i giovani studenti, in quanto i ragazzi che fermano il loro percorso scolastico alla scuola media o alla scuola media superiore, pur contribuendo agli introiti familiari, hanno comunque una maggiore indipendenza e indubbiamente maggiori possibilità di acquistare una macchina o un motorino rispetto ai loro coetanei studenti. Dagli anni Sessanta i giovani siano essi studenti che lavoratori, hanno  la possibilità di stare insieme molto più tempo, di avere in comune passioni come la musica. Gli studenti che non hanno il mezzo di trasporto con cui spostarsi rimediano facendosi andare a prendere a casa da quegli amici che, essendo lavoratori, raramente rinunciano all’acquisto del motorino o della macchina.
Se però molti erano lavoratori e molti erano studenti non mancava la figura dello studente-lavoratore, che se la mattina andava a scuola, il pomeriggio doveva andare ad aiutare i genitori, che ancora praticavano il lavoro dei campi. A tal proposito voglio ricordare una frase pronunciata da una signora che alla fine degli anni Sessanta aveva quasi venti anni: << La mattina andavo a scuola, il pomeriggio aiutavo mia madre nei campi e la sera studiavo>>. (commento).  In questo caso, da parte della ragazza, si potrebbe riscontrare, nella macchina del suo partner, il simbolo che palesa  l’appartenenza all’evento della motorizzazione. Non avendo la possibilità materiale di acquistare un mezzo, la ragazza prende in “prestito” il mezzo di locomozione del partner per avere la tipica foto, in voga in quei decenni, che riscontrava l’unione giovani-motori.
Così come oggigiorno molti ragazzi e ragazze amano possedere in comune le ultime novità di tendenza degli svariati campi del consumismo mondiale, ritroviamo lo stesso desiderio tra i giovani “sessantottini” che si vedono accomunati dall’acquisto della medesima macchina, oggetto di grande ambizione per i tempi, per cui vale la pena lavorare sodo e risparmiare. Dagli inizi degli anni Settanta oltre alla Cinquecento e alla Seicento troviamo nelle strade, dopo circa quindici anni dalla loro prima uscita, una loro evoluzione: la Smc Cooper. Nuovo oggetto di desiderio per i ragazzi di fine anni Sessanta e inizi anni Settanta, che assemblano amicizia e motorizzazione nel vivere quotidiano.
Inoltre le mentalità collettive giovanili durante gli anni Sessanta sono impregnate del mito americano e della dinamicità delle strade proiettate dal grande schermo.
I giovani fantasticano sul sogno di diventare come le famose star del cinema hollywoodiano, i cui nomi di primo ordine sono senza dubbio James Dean e Marlon Brando, che ritroviamo nei loro film più famosi, rispettivamente Gioventù bruciata del 1955 e Il Selvaggio del 1953.
Non sono da meno le grandi attrici hollywoodiane che vengono imitate sotto ogni aspetto dalle ragazze di tutto il mondo, dall’acconciatura all’abbigliamento (furtivamente il più delle volte), fino a imitare le storiche foto dei miti secondo le modalità del periodo, che vede atteggiamenti e posture costruite davanti lo sportello della macchina, o in posizione semisdraiata sulla cappotta della macchina.
In alcuni casi non è  la strada a fare da contorno, ma la campagna. La macchina diventa per le giovani coppie anche il luogo segreto entro cui far fiorire il proprio amore, in una campagna deserta, lontana dagli sguardi altrui e soprattutto dai giudizi arcaici di genitori e molte volte di fratelli che hanno ancora un ruolo di superiorità insieme al padre all’interno del nucleo familiare. La macchina, dunque, intesa come un nuovo nascondiglio segreto, un “nuovo luogo” in cui possono avvenire e perdurare gli approcci amorosi. La macchina, inoltre, partecipa ai viaggi come soggetto di ricordo; essa stessa viene immortalata in quelle foto che i giovani scattano lungo il viaggio alle proprie partner diventando oggetto di tante confidenze amorose e di viaggi indimenticabili.
Nell’ambito sociale la motorizzazione è stato un settore che ha colpito e influenzato ogni singola persona, ma è all’interno del contesto giovanile che ha conosciuto i più grandi sostenitori, coloro che hanno inserito macchine, scooter e lambrette in un particolare modo di vivere il quotidiano.
In quest’ultima parte si è potuto comprendere come l’elemento meccanico converga in tale periodo con tutti quegli ingredienti che, in maggiore o in minore quantità, danno un sapore particolare alla vita di quei giovani che dagli anni Sessanta hanno acquisito per la prima volta quella consapevolezza generazionale sbocciando, quasi universalmente,  in movimenti di “rivolta” contro il tradizionale ordinamento sociale.

 

       

      

 

INTRODUZIONE
"Anticoppia"
amicizia
cleptomania
delle idee
Artisti di
se stessi
"Narcisismo
  ingenuo"

Musica e motori
un "vasto"
riscontro nella penisola
e nel mondo

riferimenti  bibliografici